La montagna scende in contrafforti e declivi su Nusco, adagiata a 914 m. sullo spartiacque appenninico delle valli dell´Ofanto e del Calore, nel cuore dell´Irpinia e nell´antico ricordo del lupo (hirpus, nel linguaggio dei Sanniti). Terra di radicate tradizioni e memorie, Nusco è compatta e discreta nella sua architettura, silenziosa e dinamica nel pulsare quotidiano.

Raccolta nel suo bugno, ha come ape regina il campanile: titanico, regale, alto 33 m. come gli anni di Cristo, incarnazione della cristianità che qui è identità, legame di sangue con Amato, il santo patrono (e primo vescovo di Nusco) cui è dedicata la maestosa Cattedrale.

Del nucleo originario (XI secolo) restano tracce nella cripta romanica, che sotto le sue volte a crociera custodisce le ossa di Amato. L´interno si presenta a tre navate con cappelle laterali ed è databile XIII-XVI sec. Pregevoli risultano il presbiterio e il coro, sopraelevati, alcuni affreschi settecenteschi nella volta del coro, il pulpito ligneo del Seicento, il tesoro di Amato. Gli affreschi recentemente scoperti nella cripta raffigurano la Natività e risalgono al 1500 circa. Coperte da smalto grigio sono tornate alla luce anche le decorazioni barocche della cattedra del vescovo e della balaustra del coro. I grossi massi di pietra dell´imponente facciata, con la torre dell´orologio e il campanile, esigono che la Cattedrale sia ammirata da diverse angolazioni, non potendo essere compresa in un unico sguardo.

Alla piazza della Cattedrale, che ospita anche il Seminario vescovile edificato nel 1760, si accede con un percorso che parte dall´antica Porta Superiore, sormontata dai pochi ruderi del castello longobardo, e si snoda attraverso tre vie (tutte confluenti nella piazza) che costituiscono il tracciato dell´abitato medievale: via Landone, via Scarpitti, via Trinità.

Passeggiando nel centro storico, è facile imbattersi in portali in pietra, stemmi nobiliari, balconi in ferro battuto, edicole votive, logge, androni con cisterne, archi, volte, piazzette, gradinate e vicoli acciottolati. Si tratta di un assetto architettonico che, nella sua semplicità come nei suoi momenti di enfasi, sembra vigilare affinché la memoria storica non si consumi del tutto in queste contrade.

A ricordare gli antichi fasti sono i palazzi nobiliari delle famiglie Ebreo, De Paulis, Meluziis, Del Giudice, Natale, Sagliocca, Saponara, Del Sordo, alcuni con cappelle private. Non meno numerosi sono gli edifici religiosi, tra i quali occorre ricordare almeno la chiesa della SS. Trinità, con i suoi affreschi di epoca medievale, e la chiesa di S. Giuseppe, dalla bella facciata tardo barocca.

Superbo il panorama che si apre dal belvedere di Porta Molino e da via Coste. Lo sguardo spazia dal Varco di Acerno e i monti vicini fino al Vulture, l´Appennino lucano settentrionale e la Maiella.

Fuori del centro storico, sono da vedere l´abbazia di Fontigliano (sec. XII, ma rifatta nel 1950), con l´annesso Antiquarium dove sono conservate alcune epigrafi di età augustea apprezzate da Theodor Mommsen.

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