Nato nella valle,
ricordati della valle;
nato sulla montagna,
ricordati della montagna.
Ogni mezzogiorno – qualunque sia
il tuo mezzogiorno
ogni sera – qualunque sia
la tua sera.
Ricordati!
Sotto ogni latitudine – tra quattro mura
non importa quali,
ricordati ! Che i molti spostamenti
e mutamenti
non prendano,
presto o tardi,
forma di tradimenti!
Dovunque tu sia, nel più Estremo
di meridione o settentrione
d’ovest
d’est,
del luogo dove sei nato,
la valle, la montagna,
sempre ricordati!



Adagiata sulla cima di un monte a 914 metri s.l.m., su una superficie di 53,46 Km quadrati, Nusco ha meritato definizioni come Paese Meraviglioso, Cantuccio di Luce, Gemma del Val Calore, Balcone dell’Irpinia, Conca Paradisiaca, e Recondito Lembo di Svizzera Irpina. Incerta è l’origine del toponimo deriva, probabilmente, dalla voce popolare “musco” con la quale si indica il muschio, caratteristico del sottobosco . Il Di Cange fa derivare il nome da “Nusca “ equivalente a “fibula” , “ fermaglio “ , per essere il luogo quasi nodo tra le terre dell’Irpinia antica. Francesco Scandone invece è del parere che il toponimo possa derivare da quello originario attribuito al primo agglomerato urbano, “ Vicus Nubscus “, corrispondente a “ luogo ove si addensano le nubi”. Il Capobianco ritiene che derivi da “ Nuscentum” equivalente ad “ ager nucibus “ cioè “ noceto “ . Giuseppe Passaro segue il Du Cange, ma limita il significato di “ Nusca “ a quello di fermaglio, nodo, scrimolo dello spartiacque su cui si adagia il centro dell’abitato. E’ uno dei comuni più alti della provincia di Avellino ( è al terzo posto dopo Trevico e Guardia Dei Lombardi . Può sembrare strano che l’odierno piccolo centro, con i suoi circa cinquemila abitanti, vanti il titolo di “città”, ma risalendo alle cause storiche delle origini e dello sviluppo dei comuni italiani, la città di Nusco è tale da almeno dieci secoli, da quando cioè si poteva intravedere per essa un notevole sviluppo storico-economoco ( le città del Regno di Napoli erano di solito sedi vescovili : “Propie autem dicitur Civitas quae habet Episcpum “ . Ne è prova eloquente il cosiddetto “Testamento di S. Amato “ (1093) in cui compare con il titolo di “ civitas “ , sede sia del vescovo che del vice-comite. Nusco ebbe il titolo di città essendo forse “ città comitale “, prima ancora di divenire sede vescovile. Il “ Testamento di S.Amato “ rappresenta il primo documento storico di assoluta certezza riferito a Nusco, ma sulle sue origini non si possono avanzare che ipotesi. Secondo una tradizione locale Nusco era un castello già nella prima metà del IX secolo, al tempo della secessione del Principato di Salerno dal Ducato di Benevento avvenuta nell’847; infatti nel Capitolare relativo alla divisione è da annoverarsi anche quello di Nusco, primo fra tutti per la sua enorme importanza strategica. E da supporre che da un’originaria rocca o castello si sia gradualmente arrivati alla fondazione della città murata che più tardi ebbe anche un borgo “extra moenia “, ( … eretta sulla cima del Monte, a distanza non grande dal Castello Longobardo… resa ancora più invulnerabile da una cinta di salde muraglie, difese anch’esse da un barbacane, da un profondo fosso, reso inaccessibile da un fossato antistante …in tale assetto di difesa la città si manteneva ancora nella metà del 1400). Lo sviluppo organico delle varie parti del Centro Storico ha dato luogo ad una struttura urbana complessivamente omogenea. L’insediamento, avente come fulcro la chiesa madre, si è sviluppato con schema a fuso ed è longitudinalmente attraversato da un lungo asse viario. Il nucleo più antico dell’abitato è costituito dalla località denominata la Selice che è rimasta inalterata nel suo originario aspetto, conservando la tipica struttura urbana medioevale con strade strette su cui prospetta un’edilizia modesta ma di equilibrate proporzioni. L’abitato di Nusco, non più racchiuso nella breve cerchia delle vetuste mura medioevali, si adagia sulla cima del monte, che porta il suo stesso nome. La città è posta proprio sullo scrimolo dello spartiacque di quella parte dell’Appennino. Le grondaie delle case, che si elevano dal lato Nord, e del N.E., inviano le loro acque all’Ofanto, tributario dell’Adriatico. I rivoli, in cui si scaricano i tetti degli altri lati, confluiscono in vari torrenti, che vanno a gettarsi nel Calore, affluente del Volturno, che mette foce nel Mare Tirreno. Non lontano dalle ultime case del lato N.O. sorgono le rovine del castello edificato dai Longobardi. Molto ricco è interessante è anche il settore archeologico. Nella zona, infatti, sono stati rinvenuti numerosi reperti soprattutto di epoca romana. Di queste, ventidue sono state raccolte da T. Mommsennel “ Corpus Inscriptionum Latinarum, Vol. IX, …”. Lo sguardo scorrendo ad Ovest, e poi a mezzogiorno, spazia sui diversi rilievi dell’estesa giocaia che prende il nome dal Terminio e si estende da un lato al Tuoro di Chiusano, e dall’altro fino alla Celica . Di là, piegando quasi ad angolo retto, corre sino al Cervialto di Bagnoli Irpino, ed al Montagnone di Nusco. Dagli altri lati lo sguardo, dopo aver sorvolato sull’alta sommità del colle di Sant’Angelo Dei Lombardi, si profonda verso le regioni attraversate dal medio e basso Calore fin dove questo penetra nella provincia di Benevento. E di là si eleva a mano a mano oltre il Sannio beneventano e molisano, sino alla vetta della Maiella. Verso N.E. , dalla parte dove il monte digrada con lieve pendio per successivi colli e ripiani, fino alle sorgenti dell’Ofanto , si susseguono terre quasi tutte coltivate . Da questo alto si toccano i confini con Torella Dei Lombardi. A questi si riattaccano quelli del castello e casale di Monticchio dei Lombardi ( entro i quali sorge il monastero del Goleto che essendo rimasto disabitato, il suo territorio fu incorporato a quello di Sant’Angelo dei Lombardi. Dopo il confine santangiolese, il confine prosegue dividendo le terre di Nusco da quelle di Lioni, a cui rimase aggregata tutta la giurisdizione dell’Oppido, ora diruto, di là dal bosco di Fiorentino, mentre questo ricade tutt’ora in quel di Nusco. Nel punto ove termina la giurisdizione di Oppido ( ora di Lioni) comincia la giurisdizione di Bagnoli Irpino. Il confine se ne allontana al trifinio, in contrada Visciglietta ( non lontano dalla sella di Fontigliano), ove incontra il territorio di Montella. Con questo per lungo tratto confina Nusco, seguendo quasi sempre la direzione del torrente Gargone, che viene oltrepassato dove inizia il territorio di Cassano Irpino, finché si raggiunge la riva destra del fiume Calore. Questo fiume indica la linea divisoria dal territorio di Montemarano dal punto, in cui, dalla riva sinistra , vi sbocca il Torrente Montemaranese , e, dalla destra il Faitano. Il corso di quest’altro torrente, ad ovest, separa il territorio di Nusco da quello appartenente al Castello e Casale di Baiano, comune di Castelfranci. Tocca, pi, il territorio di un altro antico maniero, ora diruto, chiamato Girifalco, nel territorio di Torella Dei Lombardi. Il confine volge poi a Nord-Ovest lungo la giurisdizione Torella dei L,, per terminare a quello di Sant’Angelo dei Lombardi ( Abbazia del Goleto, da dove abbiamo prese le mosse). IL territorio, se si eccettuano le parti estreme di alcune valli, quasi pianeggianti, che degradano verso l’Ofanto e taluni così detti campi, o piani che si estendono tra colli non molto elevati, la maggior parte del suolo coltivato nuscano consiste in balzi, serroni e serre. In genere, sotto circa due palmi di di humus si trovano strati di argilla, buona per l’arte figulina, disposti a massa oppure in straterelli. La parte più alta dei monti, che si riattacca al nodo del Cervialtodi Bagnoli Irpino, è formata da nuda roccia calcarea, con alcuni rari cespugli. Soltanto alle falde, in località Fontigliano, Gramatico, Fundera, ecc., ( di sotto alla zona delle abetacee e del faggio prosperano rigogliosi castagnetti che danno un frutto ottimo e ricercato dal mercato. Il territorio rimanente non comporta altre colture di rilievo, eccetto quella delle foraggere e graminacee e alcuni frutteti e vigneti. Sparse sul territorio sorgono comode abitazioni ( una volta dette Masserie poiché attrezzate per l’allevamento di animali domestici ), in cui dimora il proprietario. Un numero sempre maggiore di abitazioni sono destinate al soggiorno estivo di ospiti che affluiscono, per trovare ristoro e quiete all’arsura e al caos delle grandi città, specialmente da Napoli che è la più vicina. Suggestivo è addentrarsi nel centro urbano, varcando l’antica Porta Superiore della città murata ( di cui sono visibili gli stipiti) sormontata dai pochi ruderi del Castello longobardo che squarciano la fitta vegetazione circostante. E’ da questo principale ingresso che è possibile percorrere il più antico nucleo abitato di epoca medioevale: via Scarpitti, via Landone, via Trinità, confluenti nella medesima piazza che ospita la maestosa Cattedrale e il Seminario vescovile, edificato nella seconda metà del Sec, XVIII e definito uno dei più rinomati del Regno di Napoli. I grossi massi di pietra dell’imponente frontespizio che comprendono la torre dell’orologio e il campanile, alto 33 metri, non concedendo una visione completa della chiesa da un unico punto, invitano ad ammirarla da diverse angolazioni. Di particolare interesse paesaggistico è la rotabile che si inerpica lungo la costa del Montagnone di Nusco ( m. 1490) e che congiunge l’Abbazia di Fontigliano all’Altopiano del laceno, località turistica tra le più note delle zone interne della Campania. Per i suoi aspetti, specialmente se considerati nell’ambito del territorio, Nusco è un centro particolarmente idoneo alla villeggiatura estiva. La popolazione è dedita soprattutto ad attività agricole e a quelle artigianali e piccolo-industriali; ma nell’economia del paese sono rilevanti il contributo dell’attività terziaria e le rimesse degli emigranti

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